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ORDINANZE SINDACALI A CARO PREZZO. CONTINUANO GLI SPRECHI DI SOLDI PUBBLICI DA PARTE DI LOMBARDI.

Calvi Risorta: ORDINANZE SINDACALI A CARO PREZZO. CONTINUANO GLI SPRECHI DI SOLDI PUBBLICI DA PARTE DI LOMBARDI.

Calvi Risorta: Un continuo stillicidio di denaro pubblico, tutto a causa di inerzia o del pessimo uso che il Sindaco di Calvi Risorta, dott. Giovanni Rosario Lombardi, sta facendo del potere di ordinanza. Lassismo e incompetenza la fanno da padrona con questa amministrazione, e lo certifica non Vito Taffuri, ma il Tribunale Regionale della Campania.Iniziamo dall’area ex Pozzi e con l’ordinanza sindacale n. 45 del 14/07/2018, con la quale il Sindaco Lombardi ordinava alle ditte proprietarie delle aree ricadenti nella ex Pozzi-Ginori/Vernici Iplave, di rimuovere i rifiuti ivi presenti. Due di queste hanno impugnato l’ordinanza ed il TAR, con le sentenze 5472 del 12/09/2018 e 6813 del 26/11/2018, ha annullato l’ordinanza perché adottata senza la necessaria comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi della legge n. 241/1990 (le basi del mestiere caro Sindaco!). Il comune è stato quindi condannato alle spese di giudizio che, tenuto conto degli accessori di legge e del contributo unificato, ammonta a circa 4.500,00 €. Ma c’è di più, perché il comune non ha dato esecuzione alla sentenza 5472 del 12/09/2018 ed il ricorrente ha proposto giudizio di ottemperanza. Così il TAR, con sentenza 1960 del 9/4/2019, ha condannato l’inerzia degli amministratori, ponendo a carico del comune altri 1.300,00 €. Nemmeno in questo caso il comune ha dato esecuzione alla sentenza ed ora ci dovrebbe essere la nomina di un commissario ad acta da parte del Prefetto, i cui costi verranno posti sempre a carico del comune. Ora invece parliamo delle tante sentenze del TAR Campania su giudizi azionati dal Consorzio RES. Il Sindaco, con l’ordinanza n. 5 del 11/02/2019, ha intimato al “Consorzio Sinergie”, oggi “Consorzio Res”, di provvedere entro 30 giorni e previa caratterizzazione alla rimozione dei rifiuti abbandonati, presso l’area PIP, l’isola ecologica, la strada rurale “Tre Cancelle”, Via Olivelle e Via Masserie di Giano, rimandando ad un successivo atto gestionale la regolarizzazione contabile della spesa. L’ordinanza è stata tuttavia impugnata dal gestore del servizio rifiuti presso il TAR Campania, che con ordinanza 461 del 20/03/2019 ha statuito che sembrano “mancare condizioni e presupposti per l’adozione” dell’ordinanza, perché la situazione non ha il “crisma dell’eccezionalità” ma “appare senz’altro fronteggiabile con il ricorso agli ordinari strumenti offerti dall’ordinamento”. Viene inoltre evidenziato che difettano i presupposti di legge per emettere l’ordinanza, anche perché la ricorrente non è certo la responsabile dell’abusivo sversamento dei rifiuti, né proprietaria dell’area su cui gli stessi si trovano. Vengono quindi sospesi gli atti impugnati, fissata la trattazione di merito al 22/10/2019 e condannato il comune alle spese di giudizio, quantificate in € 700,00 circa. Il giudizio di merito si è concluso con la sentenza 5939 del 13/12/2019, che ha definitivamente annullato l’ordinanza sindacale n. 5 del 11/02/2019, ribadendo l’uso improprio che il Sindaco fa del potere di ordinanza. Viene sancita inoltre la scarsa capacità di programmazione dell’amministrazione, che gestisce gli eventi ricorrenti non con gli strumenti ordinari, ma sempre con procedure di emergenza. Non manca la condanna a spese di giudizio liquidate in altri 2.500,00 € circa. L’inerzia dell’amministrazione nello stipulare il contratto con il gestore del servizio rifiuti (4 anni senza un contratto), è stata invece cassata con la sentenza del TAR 5539 del 23/11/2017. Le spese cui il comune è stato condannato ammontano a 2.800,00 € circa, oltre al compenso che dovrà essere corrisposto al commissario ad acta e che non sarà di certo inferiore ai 2.000,00 €, oltre al rimborso delle spese di viaggio. In totale, questo modo “dilettantesco” di gestire gli appalti e i servizi pubblici, di usare il potere di ordinanza o di omettere adempimenti obbligatori, ci è finora costata all’incirca 14.000,00 €. La cosa ancora più incredibile è che queste somme dovrebbero, per legge, essere portate immediatamente all’attenzione del consiglio comunale. Lo stesso deve infatti riconoscere il debito fuori bilancio perché venga pagata la somma liquidata dal TAR in sentenza. Ma udite udite, è da dicembre 2015 che non si provvede più a riconoscere i debiti fuori bilancio in consiglio. Una violazione contabile gravissima, che espone il comune al rischio di nuove procedure esecutive e nuove spese.

20/12/2019 19:27:30   87.17.18.14 - Vito Taffuri

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