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L’OPACITÀ DELLA GIUNTA LOMBARDI TRA INELEGGIBILITÀ ED INCOMPATIBILITÀ VARIE

Calvi Risorta: L’OPACITÀ DELLA GIUNTA LOMBARDI TRA INELEGGIBILITÀ ED INCOMPATIBILITÀ VARIE

Calvi Risorta: Risale a poche settimane fa la notizia delle improvvise dimissioni del consigliere Antonio Capuano, per non meglio precisati “nuovi impegni professionali” che gli impedirebbero, a suo dire, di assicurare la necessaria presenza richiesta dal ruolo di Vice-Sindaco ed assessore al bilancio ed alla pubblica istruzione. A noi pare inverosimile come giustificazione, anche perché il dott. Capuano, in questi 27 mesi di assessorato, non si è di certo distinto quanto ad assiduità di presenza nelle sedute di giunta. Basta prendere i frontespizi di tutte le delibere dell’organo esecutivo comunale, approvate dal 2017 fino alla data delle sue dimissioni, per verificare che l’assessore Capuano è stato assente al 45% delle riunioni: questi sono dati inconfutabili. Dovremmo allora desumere, stando alle affermazioni dell’ex consigliere, che il gravoso ruolo di Vice-Sindaco, accompagnato da due pesanti deleghe, possa essere ben gestito con appena il 55% di presenze. Sarebbe pura vanagloria! D’altro canto è stato un percorso ad ostacoli, fin dalla sua nomina, quello dell’ex numero due della giunta Lombardi. Lo stesso ricopre infatti, ininterrottamente da anni, l’incarico di direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera “Fatebenefratelli” di Napoli, ospedale cosiddetto “classificato”, equiparato per l'attività di assistenza ospedaliera alle strutture pubbliche. Proprio in virtù del ruolo lavorativo ricoperto, l’ex Sindaco Antonio Caparco, nella prima seduta del rinnovato consiglio comunale, avvenuta il primo luglio 2017, sollevò possibili cause di ineleggibilità e di incompatibilità di Capuano, ai sensi degli articoli 60 e 66 del decreto legislativo n. 267/2000, chiedendo di avviare la procedura finalizzata alla declaratoria di decadenza dello stesso dalla carica di consigliere comunale. Procedura che fu evitata a colpi di maggioranza, con l’approvazione della delibera di consiglio comunale n. 1 del 1/07/2017 e la convalida dell’elezione di tutti i consiglieri. Stando alle disposizioni del TUEL, tuttavia, non risultano eleggibili alla carica di consigliere comunale, tra l’altro, il direttore amministrativo delle Aziende Sanitarie Locali ed ospedaliere. Tale carica è altresì incompatibile con quella di assessore comunale. Nella sostanza, il consigliere Antonio Caparco, nel sollevare le suddette eccezioni, chiedeva di accertare se Antonio Capuano, da direttore amministrativo dell’ospedale “Fatebenefratelli” di Napoli (che secondo l’ANAC sarebbe una struttura da ricomprendere nella più ampia accezione di “Azienda sanitaria locale”), fosse o meno ineleggibile alla carica di consigliere ed incompatibile con quella di assessore comunale, verifica tanto più necessaria nella misura in cui il Capuano aveva autocertificato, ai sensi del D.P.R. 445/2000, l’assenza di cause di ineleggibilità, inconferibilità ed incompatibilità a ricoprire detti incarichi. Da quanto ci è dato sapere, la segnalazione di Caparco è giunta a diversi organi di controllo, compresa la Procura della Repubblica, ma non sappiamo se ci siano stati sviluppi o meno, vale a dire se il tutto sia stato archiviato o vi sia ancora un procedimento di accertamento pendente. In ogni caso, con le dimissioni, al di là delle ragioni che ne sono alla base, è stata rimossa anche una eventuale situazione di incompatibilità dell’ex consigliere. Ma se il rebus dimissioni di Capuano resta per noi ancora irrisolto, non meno opaca è però la situazione di chi gli è succeduto nella carica di Vice-Sindaco, vale a dire l’assessore ai lavori pubblici e allo sport Giuliano Cipro. Mentre sul predecessore Capuano pendeva infatti una potenziale causa di ineleggibilità ed incompatibilità prevista dalla legge, per Cipro vi è addirittura una situazione accertata di incompatibilità con la carica di assessore comunale, prevista questa volta nello Statuto del Partito Democratico. L’assessore Cipro, iscritto al PD, è stato infatti eletto il 25 gennaio 2014 alla carica di segretario cittadino della sezione di Calvi Risorta, carica che ha ricoperto di sicuro fino a qualche settimana fa. Il 20/06/2017, con la nota di protocollo 6249, il Sindaco ha nominato Giuliano Cipro per l’appunto assessore ai lavori pubblici, all’urbanistica, alle attività produttive e allo sport. Peccato che l’articolo 21, comma 2, lettera d) dello Statuto del PD, approvato il 18/07/2015, reciti testualmente: “la carica di segretario di circolo o di segretario cittadino è incompatibile con quella di Sindaco o assessore”. In sintesi Giuliano Cipro, in quanto segretario cittadino del PD, era ed è incompatibile con la carica di assessore comunale, in base allo Statuto che il suo partito di appartenenza si è dato, e non avrebbe potuto ricoprire il ruolo che riveste, invece, da circa 27 mesi! Dato per scontato che Cipro conosca perfettamente lo Statuto del Partito in cui ha militato da sempre e di cui è segretario cittadino da più di 5 anni, oltre che membro del direttivo provinciale, due allora sono le chiavi di lettura di quest’altro rebus: o l’assessore Cipro se ne frega delle regole dello Statuto del PD o confidava nel fatto che nessuno si accorgesse della sua incompatibilità. Una scelta rischiosa in ogni caso, visto che il mancato rispetto dello Statuto potrebbe comportare ora pesanti sanzioni disciplinari, come la sospensione o la revoca degli incarichi di partito, la sospensione fino a due anni o addirittura l’espulsione dal PD (articolo 40-quater dello Statuto). Certo la situazione, perché possa portare all’eventuale irrogazione di sanzioni, dovrebbe essere segnalata con ricorso scritto alla Commissione di Garanzia del PD. Non sappiamo chi possa avervi un reale interesse a farlo. Ecco, magari il Sindaco, amante della legalità, cui questa incompatibilità è stata sottaciuta inducendolo al conferimento di una delega non possibile…a meno che lo stesso Sindaco non sapesse e ha fatto anche lui lo gnorri! Di sicuro ci attendiamo le immediate dimissioni di Cipro o dalla carica di assessore comunale o da quella di segretario cittadino del PD, auspicando anche una sua autosospensione dal partito di cui ha violato lo Statuto per 27 mesi, in attesa di verifiche da parte degli organi di controllo del medesimo. Un gesto riparatore apprezzabile sarebbe anche la rinuncia, da parte di Giuliano Cipro, alle indennità di funzione spettanti per la carica di assessore, per tutto il periodo in cui si è verificata e permane la situazione di incompatibilità con la medesima. Ma figuriamoci! Difficile pensare ad un gesto simile da parte di chi, insieme al Sindaco e a tutti gli altri suoi colleghi di giunta, ripristinava le proprie indennità nello stesso momento in cui eliminava il pacco alimentare per le famiglie indigenti.



Statuto del Partito Democratico Modificato dall’assemblea Nazionale
Del 18 luglio 2015

ART. 21
(Incandidabilità e incompatibilità)

1. Non si può far parte contemporaneamente di più organi esecutivi del Partito
Democratico, come le segreterie.

2.
a) Durante l’esercizio del loro mandato istituzionale non sono candidabili alla carica di
segretario regionale: i presidenti di regione e dei consigli regionali, gli assessori
regionali, i presidenti di provincia, i sindaci delle città capoluogo di regione e di
provincia.

b) Durante l’esercizio del loro mandato istituzionale non sono candidabili alla carica di
segretario provinciale: i parlamentari nazionali ed europei, i presidenti di regione, gli
assessori regionali, i consiglieri regionali, i presidenti di provincia, gli assessori
provinciali, i sindaci e gli assessori delle città capoluogo di regione e di provincia, i
sindaci e gli assessori dei comuni superiori a cinquantamila abitanti.

c) La carica di segretario regionale e provinciale è incompatibile con le rispettive
funzioni istituzionali per le quali è prevista l’incandidabilità alle lettere a e b del presente comma.


d) La carica di segretario di circolo o di segretario cittadino è incompatibile con quella
di sindaco o assessore.

3. Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del
Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre
mandati.

4. Non sono candidabili dal Partito Democratico, a qualsiasi livello nell’ambito della
circoscrizione elettorale in cui hanno prestato servizio negli ultimi tre anni, i soggetti per
i quali la legge prevede l’aspettativa dal servizio come condizione di candidabilità.

5. Gli iscritti al Partito Democratico non possono ricoprire una carica monocratica di
governo o far parte di un organo esecutivo collegiale per più di due mandati pieni
consecutivi o per un arco temporale equivalente.

6. Gli iscritti al Partito Democratico non possono far parte contemporaneamente di più
di un’assemblea elettiva e di un organo esecutivo, tranne i casi in cui questo sia
strettamente richiesto da una delle cariche istituzionali ricoperte. In tali casi, il
settantacinque per cento delle indennità ricevute per le cariche collegate all’incarico
istituzionale principale devono essere versate alla tesoreria del partito al livello
territoriale corrispondente all’incarico principale.

7. La carica di parlamentare nazionale o europeo e quella di consigliere di un comune
con meno di quindicimila abitanti non sono incompatibili. In caso di cumulo, il
settantacinque per cento dell’indennità ricevuta per la carica di consigliere comunale
deve essere versato alla tesoreria del partito del livello provinciale corrispondente.

8. Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti, ad esclusione dei
comma 2 e 4, devono essere deliberate dalla Direzione nazionale con il voto favorevole
della maggioranza assoluta dei suoi componenti, su proposta motivata dell’Assemblea
del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale per il quale la deroga viene
richiesta. Per le cariche istituzionali europee, la proposta viene formulata dalla
medesima Direzione nazionale.










04/10/2019 00:57:57   79.46.32.21 - Vito Taffuri

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