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Cronaca:

ACCUMOLI, IL PAESE CHE NON C'È (E NON CI SARÀ) PIÙ

Amatrice: Accumoli, il paese che non c'è (e non ci sarà) più

Amatrice: “Amatrice non c’è più”. Con questa frase, pronunciata dall’allora sindaco Sergio Pirozzi pochi minuti dopo la terribile scossa del 24 agosto 2016, e ribattuta immediatamente dalle agenzie di stampa ad ogni latitudine planetaria, tutto il mondo ebbe la percezione di quanto profonda e immensa fosse la ferita inferta dalla natura al cuore dell’Italia.
Oggi, a quasi due anni da quella notte, un’altra frase sembra essere destinata a scrivere, purtroppo, una nuova pagina triste in una storia senza fine: “Accumoli non ci sarà più”. Non la dice a chiare lettere il sindaco del borgo che fu epicentro del sisma del 24 agosto, Stefano Petrucci, ma neanche si nasconde di fronte a quella che, tornando dentro la zona rossa, sembra essere una tanto lampante quanto tragica evidenza: ricostruire il piccolo borgo posto al confine tra il Lazio, le Marche e l’Umbria, lì dove ha conquistato la sua storia secolare, è e sarà impossibile. “Lo vedete voi stessi – dice con gli occhi semilucidi il sindaco – come si può pensare di ricostruire il nostro paese esattamente dove e come era prima del 24 agosto?”
Difficile dare torto al primo cittadino accumolese. Non bastasse il fatto che la collina, a seguito delle oltre mille scosse che l’hanno colpita nella seconda metà del 2016 e nei primi mesi del 2017, si è letteralmente abbassata di 20 centimetri, c’è la fotografia indelebile di una devastazione immensa, e ancora in bella mostra lì, sotto gli occhi di tutti.
Il paese, di fatto, è raso al suolo, colpito una prima volta dalla scossa del 24 agosto – che oltre alla distruzione si è lasciata dietro nel solo territorio di Accumoli 11 morti - e spazzato via dal secondo, tremendo colpo del 30 ottobre 2016. Non c’è più piazza San Francesco, non c’è più la chiesa di Santi Pietro e Lorenzo, la caserma dei carabinieri, il piccolo distributore di benzina. Tutto intorno quel “mini tridente” composto da Via Roma, via del Municipio e via Vespasiano è un enorme cumulo di macerie.
Ogni cosa è stata spazzata via, case private ed edifici pubblici, quello che resta sono solo mozziconi di quegli immobili che hanno resistito alla furia della terra. Ma che adesso, per forza di cose visto lo stato in cui si trovano, dovranno essere demoliti completamente, cancellando anche gli ultimi pezzi di borgo che ancora raccontano l’esistenza di Accumoli, della sua vita precedente al 24 agosto. Restano (e resteranno) in piedi solo la Torre Civica, salvata in tempo ed imbragata dentro un’armatura di legno e acciaio, e qualche altro edificio storico che gli uomini al lavoro nei cantieri della zona rossa stanno cercando di mettere in salvo. Monumenti destinati a conservare la testimonianza di quello che è stato, prima e anche dopo quella tragica notte, che nessuno, non soltanto ad Accumoli, potrà mai dimenticare.
Non lo dimenticano di certo le persone che hanno deciso di restare nonostante tutto, e che provano ad adattarsi alla nuova vita “post-24 agosto” nel villaggio di casette realizzato subito sopra quello che una volta era il loro paese. Un nucleo abitativo destinato, per ammissione dello stesso sindaco, a diventare a tutti gli effetti la “nuova Accumoli”. Una “new town” in stile L’Aquila 2009, di fronte alla quale, però, c’è l’ostacolo normativo legato a cosa rappresentano, ad oggi, le Sae, che tradotto fa “Soluzioni Abitative d’Emergenza”. Casette che, una volta terminata la fase di ricostruzione, dovrebbero, almeno in teoria, essere riconsegnate allo Stato, con gli abitanti pronti a tornare nelle loro case, quelle vere.
Lo sperano ad Amatrice – e lo vogliono con forza gli amministratori locali – non succederà invece ad Accumoli, dove si ha la chiara sensazione che quel villaggetto diventerà in tutto e per tutto il nuovo centro comunale. E lo sanno, in cuor loro, anche i residenti, per lo più anziani, che chiedono al loro sindaco di fare il possibile per fornire servizi primari, come un trasporto pubblico per raggiungere botteghe e negozi – la maggior parte dei quali riaperti a valle, lungo la Salaria -, un luogo di aggregazione nei pressi delle Sae. E soprattutto, di poter tornare a vivere nella quiete i giorni che restano. Guardando a valle, con le lacrime agli occhi, quello che era e che non sarà più. Un vuoto che il tempo non potrà accomodare.


19/08/2018 21:42:28   82.61.44.224 - www.agi.it

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