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IL CONSIGLIO HA REVOCATO L’INCARICO AL REVISORE DEI CONTI, MA CERTI ERRORI POTREBBERO INVALIDARE L’INTERA PROCEDURA!

Calvi Risorta: IL CONSIGLIO HA REVOCATO L’INCARICO AL REVISORE DEI CONTI, MA CERTI ERRORI POTREBBERO INVALIDARE L’INTERA PROCEDURA!

Calvi Risorta:
È stata finalmente pubblicata all’albo pretorio la delibera di consiglio n. 32, con la quale il comune, nella seduta del 26 giugno scorso, ha provveduto alla revoca del revisore unico dei conti per presunte gravi inadempienze nello svolgimento del proprio incarico. Non vogliamo entrare nel merito di tale scelta, né sulla fondatezza o meno delle ragioni che hanno portato ad un crescente conflitto istituzionale tra l’organo di controllo ed i “controllati”, fino all’adozione di un atto deliberativo di revoca, approvato con i voti favorevoli dei soli consiglieri di maggioranza. Anche perché, in un precedente articolo, abbiamo già espresso le nostre perplessità, ponendo in evidenza l’eccezionalità e la rischiosità di un simile provvedimento che, se non adeguatamente motivato e perfetto in ogni passaggio amministrativo, sarebbe potuto essere impugnato dallo stesso revisore, sia presso il giudice amministrativo che presso quello ordinario, per l’annullamento degli atti e la richiesta di reintegro e di risarcimento di eventuali danni, economici e d’immagine (per lesione della reputazione professionale). Ed è proprio sulla correttezza del procedimento che l’amministrazione Lombardi è incappata in errori davvero imperdonabili. Dalla lettura degli atti, infatti, emerge la possibile violazione degli articoli 7 e 10 della legge n. 241/1990, poiché l’atto introduttivo del procedimento (cioè la nota di protocollo 5920 del 1/6/2018, con la quale la segretaria comunale, dott.ssa Nadia Greco, ha elencato le presunte violazioni del revisore dei conti, alla base del provvedimento di revoca) non è mai stato comunicato all’interessato affinché questi potesse intervenire nel procedimento stesso, prendendo visione degli atti, con la possibilità, così come recita la norma citata, di “presentare memorie scritte e documenti, che l'amministrazione ha l'obbligo di valutare ove siano pertinenti all'oggetto del procedimento”. Una irregolarità gravissima che fa il paio con l’aver completamente ignorato la procedura per la revoca disciplinata dall’articolo 152, comma 2, del regolamento di contabilità del comune, secondo il quale “Il revisore viene revocato dall’incarico per grave inadempienza nell’espletamento delle sue funzioni…Il Sindaco, sentito il responsabile del servizio finanziario, contesterà i fatti al revisore assegnando 10 giorni per le controdeduzioni”. Una serie di passaggi obbligati mai posti in essere dal Sindaco, sicuramente mal consigliato dai propri funzionari. In parole povere è come se ci fosse stata una sorta di “condanna in contumacia” del revisore, senza che questi, finito sul banco degli imputati, sia mai stato ascoltato, dandogli così la possibilità di difendersi. La giurisprudenza amministrativa ha un orientamento consolidato sul punto e propende, in assenza della comunicazione di avvio del procedimento, per l’annullamento degli atti successivi, viziati da illegittimità sostanziali. Un terzo errore, non di poco conto, è stato poi commesso proprio durante la seduta consiliare. L’articolo 43 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale, infatti, prevede che “Il Presidente, nel rispetto di quanto stabilito dal D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, dispone la trattazione dell'argomento in seduta non pubblica, quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza od esaminate circostanze che richiedono valutazioni sulle qualità morali e sulle capacità professionali di persone”. Il Presidente del consiglio comunale Antonello Parisi, cioè, avrebbe dovuto ordinare l’uscita dall’aula delle persone estranee al Consiglio e trattare quello specifico punto all’ordine del giorno, dove si discuteva delle qualità morali e professionali del revisore, in adunanza non pubblica, a porte chiuse. Invece la seduta si è svolta interamente in adunanza pubblica, alla presenza di numerosi cittadini, in violazione dell’articolo 43 del regolamento del consiglio e, verosimilmente, del Codice della Privacy. A nulla rileva la votazione a scrutinio segreto che, al più, avrebbe tutelato i votanti ma non certo il revisore, “sbeffeggiato” in seduta pubblica. Peraltro nemmeno tale obiettivo è stato raggiunto perché, con l’assenza dell’ex sindaco Antonio Caparco e l’uscita dall’aula del gruppo di Bonacci, è indiscutibile che la delibera sia stata votata dai 9 consiglieri di maggioranza, con il voto non favorevole del consigliere Anita Bovenzi. Dopo tutti questi clamorosi errori, il rischio concreto per l’amministrazione potrebbe essere un ricorso al TAR, con buone probabilità di vittoria da parte del revisore. Non è esclusa neanche una possibile segnalazione, da parte di quest’ultimo, al Garante della Privacy, che potrebbe comminare sanzioni salatissime al comune e ai responsabili della possibile violazione delle norme in materia di trattamento di dati personali, lesivi della dignità professionale del revisore. Staremo a vedere come finirà questa storia. Nel frattempo, in attesa degli esiti di eventuali ricorsi, in Prefettura dovrebbero svolgersi a breve le operazioni di sorteggio per l’individuazione del nuovo revisore (il terzo in appena un anno di amministrazione Lombardi). Lo stesso dovrà subito cimentarsi con il parere sulla nuova ipotesi di bilancio che il comune, dopo la notifica del provvedimento ministeriale di diniego all’approvazione del bilancio riequilibrato (a conferma della bontà dei pareri non favorevoli rilasciati dal revisore), dovrà approvare in consiglio entro i successivi 45 giorni, pena lo scioglimento del consiglio comunale.





11/07/2018 15:06:48   82.49.96.95 - Vito Taffuri

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