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CICLISMO. DOPING, FROOME POSITIVO: QUEL FARMACO PER BAMBINI CHE PUĂ’ ROVINARGLI LA CARRIERA

Torino : Ciclismo. Doping, Froome positivo: quel farmaco per bambini che può rovinargli la carriera

Torino : Davvero paradossale: Chris Froome - che i maligni accusano da sempre e senza alcuna prova di praticare il doping più avanzato (genetico, tecnologico, mentale…) – nei guai grossi a causa del principio attivo di un banalissimo farmaco da banco. Quel salbutamolo contenuto nel Ventolin usato dagli asmatici e nel Broncovaleas con cui milioni di mamme curano le bronchiti dei loro bambini. Potente broncodilatatore, il salbutamolo è una sostanza a parte nel pianeta dell’antidoping. Può essere assunto senza nemmeno chiedere autorizzazione terapeutica a patto che non se ne aspirino più di 1600 microgrammi in 24 ore o 800 nell’arco di 12 ore. Un modo per dire: prendetelo perché sappiamo che l’asma è un male cronico anche tra gli atleti. Ma non abusatene. Proprio per smascherare chi abusa, la Wada ha stabilito da cinque anni una soglia limite nelle urine oltre la quale scatta la positività: 1000 nanogrammi per millilitro. In quelle prelevate a Chris Froome dopo la 18º tappa della Vuelta, il 7 settembre scorso, ce n’era esattamente il doppio: 2000 nanogrammi per millilitro. Il super team di Froome, la Sky, ha subito contrattaccato: «Il limite è solo un indicatore. Il salbutamolo viene secreto dall’organismo nelle urine in maniera a volte imprevedibile, non a caso la federazione internazionale non ha sospeso l’atleta e chiede ulteriori controlli prima di prendere provvedimenti».Chris Froome ha aggiunto: «Tutti sanno che ho l’asma. Conosco le regole e le conosce anche il medico del team, che mi ha proposto un dosaggio progressivo durante la corsa. Siamo tranquilli e pronti a sostenere gli esami richiesti». Tutto vero. Com’è vero che 2000 ng/ml di sostanza nelle urine sono tanti. Ora per Froome si apriranno le porte di un laboratorio della Wada, per un test specifico che viene eseguito sono in caso di non negatività al salbutamolo. All’atleta verrà chiesto di pedalare sui rulli, in condizioni di temperatura e umidità simili a quelle di gara, assumendo quantità progressive di salbutamolo e producendo di volta in volta campioni di urina. Lo scopo del test (che è una piccola tortura, perché può essere ripetuto più volte per ricreare le condizioni di corsa o perché l’atleta non riesce ad urinare) è di capire se a una quantità lecita di salbutamolo assunto (ipotizziamo il massimo consentito) corrisponda una produzione di metaboliti nella norma o, come a volte succede, un’ipersecrezione che caratterizzi un metabolismo speciale. Nel primo caso ci sarebbero abuso e lunga squalifica, nel secondo tutto verrebbe archiviato. L’unico precedente in atleti di questo livello (con la normativa in vigore) è quello dell’Italiano Diego Ulissi che al Giro d’Italia 2014 venne trovato con 1900 ng/ml nelle urine, praticamente la stessa quantità di Froome. Ulissi esegui tutti i test richiesti dalla Wada e si vide riconoscere la negligenza (e non il dolo) ma rimediò comunque nove mesi di squalifica. Che per Froome significherebbero la perdita della Vuelta e (forse) la rinuncia al Giro d’Italia 2018. A meno che non dimostri, questa volta in laboratorio, di avere un organismo davvero bionico.






13/12/2017 20:34:31   79.44.23.156 - www.corrieredellasera.it

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