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LA CANTATA DI SAN SILVESTRO, LE ORIGINI DI CALVI RISORTA RITORNATO GRAZIE A LORENZO IZZO.

Calvi Risorta: La cantata di San Silvestro, Le origini di Calvi Risorta ritornato grazie a Lorenzo Izzo.

Calvi Risorta: Si chiama Lorenzo Izzo, è di Calvi Risorta, l’autore della pagina web www.lorenzoizzo.it che, nel tempo, ha raccolto tutti gli eventi più importanti e le tradizioni di Calvi Risorta, un po’ dimenticati ai tempi di oggi, e solo grazie al suo lavoro ha permesso di farci tornare indietro con il tempo, facendoci riviere quei momenti dei nostri nonni che oggi non tornano più. Abbiamo riportato la cantata di San Silvestro che la troverete sulla pagina web (E Santu Seleviestru) é un rituale suggestivo durante il quale un gruppo di musicanti e cantori si aggira per le vie di Visciano intonando (nuje cantammu priestu) un canto augurale ogni 31 dicembre (oggi è calenne) per salutare l’avvento del nuovo anno (e rimani é gl’anno nuovo). Sostando sotto le singole abitazioni, il rito si conclude con l’offerta che il padrone di casa fa, più o meno generosamente, ai beneauguranti ospiti. La consueta prassi dell’oblazione nasce dalla leggenda secondo la quale Costantino il Grande, imperatore romano, rappresentato come una sorta di nuovo Erode, ordinò una strage di innocenti per immergersi nel loro sangue e così guarire dalla lebbra. A farlo desistere dall’intento, gli apparvero in sogno i santi Pietro e Paolo che lo invitarono a rivolgersi a Silvestro, un eremita con la fama di mago. Raggiunto dai messi imperiali sul monte Soratte, il futuro vescovo di Roma acconsentì a partire con loro e raggiungere il re, ma lo avrebbero dovuto attendere per il tempo necessario a seminare le rape, a dir messa e, al termine della funzione religiosa, mangiare gli ortaggi piantati poco prima. I militi dell’impero credettero di trovarsi al cospetto di un folle, tuttavia attesero. Al ritorno dalla chiesuola, che era nei pressi, le rape erano già pronte per essere raccolte. Silvestro le cucinò in un attimo e le offrì anche ai soldati. La cantata propiziatoria per il nuovo anno, invece, diffusa principalmente nell’entroterra campano e nel basso Lazio, non è databile a causa della mancanza di documenti certi ma è collocabile presumibilmente nel periodo aragonese. Il rito, eseguito nei secoli addietro anche a Visciano, frazione di Calvi Risorta, permetteva ai contadini di esprimere la propria riconoscenza verso i proprietari terrieri ricevendo in cambio generose oblazioni e contestualmente di onorare San Silvestro, il santo patrono del paese al quale gli abitanti erano devotissimi. In epoca più recente, negli anni ’30, Olderico Parisi, classe 1898, operaio in una cava per l’estrazione di ghiaia, padre di sette figli (sei maschi e una femmina), insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto per aver combattuto nella prima guerra mondiale, ripropose l’antico componimento. La sera del 31 dicembre, con l’accompagnamento della caratteristica tammorra, uno strumento musicale costruito artigianalmente, il musicante e cantore solitario intonava la melodia girovagando per le strade di Visciano, presso gli usci, nei cortili seguito saltuariamente dal terzogenito Antonio o dall’ultimogenito Amleto. Altre volte, data la vastità del territorio del borgo caleno, il Parisi richiedeva l’aiuto di suo fratello Gerardo. Tutta la popolazione aspettava con ansia e trepidazione questa ricorrenza. E guai se non avesse sostato sotto un’abitazione o in un vicoletto: i residenti dello stabile o della zona si sarebbero sentiti offesi. La cantata si susseguiva per tutta la notte fino alle prime luci del nuovo anno. Per proteggersi dalle temperature rigide, Olderico girava sempre con una bottiglietta d’anice nella tasca della giacca. Quella sera, la maggior parte di coloro che erano ancora svegli per salutare l’arrivo del nuovo anno, lo ospitavano a casa e gli offrivano cibarie varie e un pò di vino. Altri, invece, lo omaggiavano la mattina del primo gennaio con fichi secchi, noci, castagne, olio, uova, fagioli ed altri prodotti della terra. Suggestivo fu l’aneddoto di un fine anno allorché Olderico alzandosi la mattina dal letto manifestò l’intenzione di non eseguirla perché non in perfetta forma fisica. I familiari raccontano che durante il pisolino pomeridiano San Silvestro gli apparve in sogno e lo esortò a continuare la tradizione in suo onore. Lui non si fece pregare due volte. I frastuoni notturni spinsero i carabinieri della locale stazione a redarguirlo amichevolmente ben consci che non arrecava alcun disturbo alla quiete pubblica. Olderico Parisi portò avanti la tradizione fino alla fine degli anni ’60. Nel quinquennio successivo Luigi Canzano proseguì in solitario il classico rituale bussando solamente alla porta delle famiglie che conosceva e canticchiando la vecchia melodia senza il supporto di alcun strumento musicale. A metà degli anni ’70, la cantata si interruppe di colpo. Nel 2011 la magia di questa secolare usanza è stata rispolverata con enorme successo grazie alla genuina passione e al lodevole impegno profuso da Carmine Stango e dai suoi amici. Per rieseguirla, si rese necessaria una completa ricostruzione del testo e della musica recuperando le strofe dalla viva voce degli anziani del paese e, soprattutto, in assenza dello spartito originale, componendo e arrangiando il nuovo brano musicale. Anche quest’anno il 29 e 30 dicembre, i musicisti Carmine Stango alla chitarra, Nicandro Martino alla fisarmonica, Andrea Abbadia al mandolino, Luca Scarano alla chitarra e Dainius Querceto alla chitarra, e i cantori Michele Parisi e Antonio Auriemma, seguiti da una cerchia di appassionati, faranno rivivere atmosfere magiche e le emozioni di un mito che continua ad alimentarsi di generazione in generazione lungo le strade e i vicoli di Visciano e dei Martini di Visciano, e che esprime la fatica dei nostri avi, la dedizione degli organizzatori e l’entusiasmo della gente in trepida attesa.




La cantata di San Silvestro

L’autore Olderico Parisi

E sor Gigino (1) mio bellu padrò,
io te so venute a laurane (2).
Me (Ce) c’ha mannato lu nostro signore,
nu buono capuranno avite fa.
E c’ avite ì a ciento a muoio,
avite suppuntane li renare (3).
E Santu Seleviestru e nuje cantammu priestu,
oggi è calenne e rimani é gl’anno nuovo.
E si ce ò fà lu ‘mberto (4) faccello de castagne,
puozze fà nu figlie re di Spagne.
Ncopp’ ‘e palazze ce steva na palummella,
ohi palummella che ce puorte ‘n pizzeche (5)?
Garofano e cannella.
Primma nascètte Cristo e pò cantava nu vaglio (6),
Dio c’o manna nu buono capuranno
1) Il nome della persona cui il canto augurale è rivolto
2) Lodare
3) Denaro
4) L’offerta
5) Estremità del becco d’uccello, da Pizzo
6) Gallo

28/12/2014 21:05:39   79.12.222.171 - Vito Taffuri

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